• Giulia Divetta

Effetti del Covid-19 sul sonno



Siamo ad aprile e siamo ancora in quarantena. Dopo più di 30 giorni chiusi in casa sono diversi gli aspetti che stanno venendo influenzati da questa condizione. Uno in particolare, sul quale mi sono trovata a riflettere in questi giorni, è il sonno. Una mamma di un bambino che seguo mi ha detto “sa Dott.ssa, ultimamente mi sento sempre stanca, la sera mi metto a letto, vorrei dormire, ma non ci riesco, ci metto tantissimo ad addormentarmi. Crollo verso mezzanotte e subito alle tre sono sveglia e non riesco più a riprendere sonno. Poi però dormo tre ore il pomeriggio. Non lo so, mi sento confusa”. Ho sentito questa mamma preoccupata e si, stanca. Le risultava difficile anche definire con il figlio orari adeguati da far rispettare, tanto che mi ha detto “alla fine rinuncio e gli dico ‘fai come vuoi’”.

Cerchiamo allora di capire insieme cos’è il sonno, come funziona e come provare a ridurre questi effetti negativi.

Innanzitutto il sonno è “uno stato fisiologico, comportamentale e cognitivo caratterizzato dalla riduzione progressiva dell’attività motoria, sensoriale e della vigilanza.” (Paomba D., Stegagno L., 2012). L’elettroencefalogramma (EEG), ovvero la registrazione dell’attività elettrica dell’encefalo, ha permesso di evidenziare, durante il sonno, una progressiva riduzione della frequenza e un correlato aumento dell’ampiezza, accompagnata da modificazioni posturali, somatiche e vegetative. Gli stadi del sonno sono 5:

  • Stadio 1: caratterizzato da un elettromiogramma (EMG, ovvero la misurazione di potenziali elettrici dei muscoli antigravitari tra collo e testa) piuttosto elevato, anche se già inferiore rispetto allo stato di veglia, dall’assenza di movimenti oculari rapidi e dalla presenza di quelli lenti, in particolare modo nella prima fase di transizione dalla veglia allo stadio 1.

  • Stadio 2: il tracciato EEG ha un’ampiezza relativamente bassa e l’EMG continua a ridursi, oltre all’assenza di movimenti oculari.

  • Stadio 3: inizia il sonno profondo, o anche detto sonno a onde lente (SWS= Slow Waves Sleep); è caratterizzato da un un netto rallentamento del tracciato EEG, mentre l’EMG risulta molto ridotto e non sono presenti movimenti oculari.

  • Stadio 4: presenta le stesse caratteristiche del 3° ma ancora più accentuate.

Questa sequenza fa parte della fase NREM, ovvero senza movimenti oculari; dallo stadio 4° poi si risale al 2° e poi da qui si passa alla fase REM.

La fase REM (Rapid Eye Movement) è caratterizzata da movimenti oculari rapidi che sono stati riconosciuti nel 1953. Essi si presentano in sequenza di secondi, circa una ventina, e durante questa fase l’EEG risulta desincronizzato. L’EMG, invece, è relativamente silente: vengono registrate delle rapidissime contrazioni in particolare lungo le estremità e ai muscoli della faccia; vengono registrati come irregolari anche il respiro, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa che sono tutti tendenti all’aumento.

La neurofiologia, inoltre, ci dice che il sonno e la veglia sono due funzioni diverse, ma correlate, del Sistema Nervoso Centrale (SNC), e sono regolate ed organizzate da complessi sistemi distribuiti all’interno dell’encefalo. Possiamo identificare questi sistemi con due processi principali:

  • Processo C: organizza i ritmi biologici circadiani, tra cui quello sonno-veglia: è sensibile a fattori esterni (ciclo luce-buio), a fattori interni (oscillazioni ormonali o temperatura corporea) e a fattori genetici.

  • Processo S: induce e regola il sonno ed è particolarmente influenzato da fattori umorali, dalla temperatura ambientale, da da fattori nervosi, genetici, psicologici, ambientali e socioculturali.

Questi due processi operano normalmente in maniera sinergica e ciò permette al sonno e alla veglia di manifestarsi ad intervalli prevedibili, in sincronia con il ciclo ambientale luce-oscurità.

Il sonno, però, risponde anche ad un altro meccanismo interno di tipo omeostatico, che risulta indipendente e separato dal processo C.

Una minaccia o un pericolo all’omeostasi dell’organismo viene comunemente chiamata stress e, normalmente, “la risposta di stress viene definita come l’insieme delle attivazioni fisiologiche e comportamentali messe in atto da un organismo per fronteggiare gli stressor che tendono a rubare l’equilibrio omeostatico.” (Guazzerai M., Gemignani A. 2012). Si parla in questo caso di allostasi e secondo MCEwen esso è un processo che mira a mantenere l’omeostasi dell’organismo attraverso il cambiamento, permettendo così il rapido adattamento a condizioni ambientali mutevoli. L’allostasi è generata dall’attività congiunta del sistema nervoso centrale (SNC) e autonomo (SNA), dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), del sistema simpatico -midollare del surrene (SAM) e del sistema immunitario/proinfiammatorio e ricorre a mediatori chimici come l’adrenalina, il cortisone e le citochine.


Quando, però, siamo di fronte a una condizione di disagio psicofisico dovuta a stressor psicosociali della vita quotidiana – probabilmente poco intensi, ma ripetuti nel tempo – MCEwen parla di allostatic load, carico allostatico. Esso si verifica quando la continua attivazione delle reazioni fisiologiche e neuroendocrine dovute agli stressor supera le capacità di coping dell’individuo, portando a disfunzioni a livello cognitivo, fisico e omeostatico. Gli effetti di questa condizione, a lungo termine, sono rappresentati da diverse conseguenze per l’individuo come ad esempio l’ insonnia e varie patologie somatiche.

Tralasciando qui tutti gli studi e le ricerche neuropsicologiche in merito alla relazione tra stress e sonno, preferisco soffermarmi più sugli aspetti clinici che derivano dall’interazione tra questi due aspetti. Infatti, nel 1997, Michael Perlis formulò la teoria “neurocognitiva” dell’insonnia, in cui l’insonnia acuta veniva associata a fattori predisponenti e precipitanti, come possono essere gli stressor psicosociali, mentre quella cronica a fattori perpetuanti, come l’eccessivo tempo passato a letto. In una prospettiva comportamentale, quindi, le esperienza del giorno, ad esempio le preoccupazioni e le ruminazioni, possono andare a influenzare marcatamente il sonno, compromettendone in parte la continuità e più direttamente la profondità e la capacità di ristoro. Da qui ne conseguono preoccupazioni per il sonno, un’attenzione selettiva a tutto ciò che riguarda il sonno e una percezione di sonnolenza più o meno intensa. Inoltre, in quest’ottica si può parlare di ciclo unico, ovvero il sonno alterato è direttamente alla base della qualità della veglia e, allo stesso modo, una veglia piena di stress è alla base di una scarsa qualità del sonno.

E’ di particolare interesse sottolineare come, sia in medicina che in psicologia, si consideri l’insonnia come un sintomo, più che un disturbo in sé; di fatti, individuare e trattare efficacemente i fattori che sottendono l’insonnia, come ansia, stress e preoccupazione, si verificherebbe anche un miglioramento dell’insonnia.

Ciò mi sembra assolutamente fondamentale in questo dato momento. Infatti il professor Claudio Mencacci, direttore del reparto di psichiatria dell’ospedale Fatebenefratelli, ha evidenziato:

Uno dei primi segni delle condizioni di stress - spiega l'esperto - è proprio l'alterazione del sonno. E lo si osserva sia nelle persone che sono esposte, come nel caso dell'emergenza legata al coronavirus possono essere gli operatori, sia in quelle in condizioni di normalità, per il fatto che ci si muove meno e ci si stanca meno e magari non si coglie quello che è un buon momento per mettere in pratica azioni legate allo stile di vita come quella di mangiare sano. Il rischio è un sovraccarico alimentare, a cui aggiungere una continua ondata di informazioni soprattutto visive, oltre che il continuo stato incalzante di allarme, ansia e paura, di stimolo di sentimenti negativi. Tutte cose che mettono l'intero sistema in grande allerta, e il primo riflesso si ha sul sonno". Continuando con: “ma poi la permanenza continuativa senza la possibilità dello scarico sull'esterno, sul lavoro, sulla socialità, può creare situazioni non tutte così idilliache”.
  • Come fronteggiare allora questa situazione?

Sempre il professor Mencacci suggerisce in primo luogo

di non perdere le buone abitudini e di acquisirne altre. Non stiamo vivendo un eterno fine settimana. L'orario della sveglia al mattino sia sempre lo stesso sia per chi è impegnato in un'attività lavorativa, sia per chi studia, sia per chi si ritrova con tanto tempo da gestire. Manteniamo i nostri rituali del risveglio, dalla colazione alla cura di sé”.

Ulteriore punto a qui suggerisce di prestare attenzione è l’alimentazione, in particolare modo evitando di eccedere con i carboidrati, di limitare i pasti ai 3 fondamentali più due spuntini, non eccedere con i superalcolici ed evitare di associare l’isolamento forzato con la sedentarietà. Rilievo viene dato anche alla possibilità di informarsi, preferendo radio o giornali, rispetto invece alle immagini dei telegiornali o dei programmi televisivi.

“Direi di imparare a popolare il nostro isolamento pianificando le giornate. Prima ci si lamentava di non avere tempo, oggi abbiamo l'opportunità di arricchire questa condizione. Stabilire i momenti del lavoro e le pause, per l'attività fisica o per i pasti. E quello dello svago insieme: vedere un film, cucinare, dialogare. O degli hobby accantonati: riscoprire la passione per la pittura o rispolverare uno strumento musicale”.

Un recente studio, infine, ha dimostrato come l’utilizzo di smartphone e di tablet possa andare ad influire negativamente sul sonno, in quanto i loro schermi illuminanti emettono delle onde blu che ritardano il rilascio della melatonina, portando quindi ad una maggiore difficoltà nel prendere sonno. Perciò sarebbe sicuramente utile evitare di utilizzare cellulari e tablet prima di andare a dormire, preferendo magari leggere un buon libro.


A presto,

Giulia


Bibliografia:

Compare A., Grossi E., Stress e disturbi da somtizzazione. Evidence-based Practice in psicologia clinica, Springer, 2012

Delle Fave A., Bassi M., Psicologia e salute. Esperienze e risorse dei protagonisti della cura,De Agostini, 2012

Palomba D., Stegagno L., Psicofisiologia clinica, Carocci editore, 2012.

Sitografia

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2020/03/18/coronavirus-e-sonnoimportante-mantenere-i-ritmi-abituali_aa1673d6-88b7-430e-9576-30243be8170c.html

http://www.neuropsicologia.it/content/view/173/55/

https://www.istitutobeck.com/insonnia

https://www.ilgiornale.it/news/politica/ansia-clausura-forzata-cosa-fare-se-non-si-dorme-1842953.html

https://www.stateofmind.it/tag/insonnia/





27 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti